Approfondimenti


COS’È?
La sedazione cosciente è una tecnica analgesica sicura e consolidata (utilizzata con successo da oltre sessant’anni nei paesi anglosassoni e soprattutto negli Stati Uniti, in Italia ad oggi solo dal 5% dei dentisti) che permette di affrontare le cure odontoiatriche senza dolore, ansia, paura e stress.
E’ una tecnica molto leggera e non invasiva, per questo adatta a tutti!

Può essere abbinata a qualunque trattamento: cura delle carie, protesi, cure canalari, estrazioni, terapie gengivali, implantologia.

La sedazione cosciente desensibilizza la mucosa orale, riducendo quindi la sensibilità e il dolore e favorendo un senso di benessere e tranquillità.

COME FUNZIONA?

Attraverso una mascherina nasale, il paziente respira una miscela di aria, ossigeno e protossido d’azoto, in percentuali personalizzate da paziente a paziente.
Già dopo pochi respiri inizia l’effetto di rilassatezza, pur restando sempre coscienti e vigili.
Al termine della seduta viene somministrato ossigeno puro per qualche minuto, dopodiché il paziente è immediatamente in grado di lasciare lo studio dentistico da solo e di guidare.

La sedazione cosciente con protossido d’azoto è un metodo assolutamente sicuro, in quanto non è tossico, non viene metabolizzato dall’organismo, ma è completamente eliminato attraverso la respirazione e non causa allergie.

PER CHI È ADATTA?

la sedazione cosciente è adatta a tutti i pazienti con paura per le cure odontoiatriche ed in particolare per alcune categorie:

  • BAMBINI
  • ANSIOSI/FOBICI
  • ANZIANI
  • DISABILI

E’ sconsigliata solo a questi pazienti: donne nei primi tre mesi di gravidanza e persone con problemi di dipendenza da sostanze in cura antidepressiva, affetti da infezioni polmonari o con gravi degenerazioni mentali.

IN CHE MODO È SICURA LA SEDAZIONE COSCIENTE CON PROTOSSIDO D’AZOTO?

Il protossido d’azoto è una sostanza gassosa con le seguenti caratteristiche:

  • inerte
  • non tossico
  • non esiste allergia al protossido
  • non viene metabolizzato dall’organismo
  • ha una bassa potenza anestesiologica
  • non presenta controindicazioni
  • non altera i riflessi tutelari, come deglutizione e tosse, che restano sempre presenti

QUANDO SI USA

  • nell’igiene: desensibilizzando la mucosa orale si può evitare l’anestesia, talvolta richiesta o necessaria che rimane spesso la maggior fonte di ansia per i pazienti
  • nella presa delle impronte: elimina o diminuisce notevolmente il riflesso emetico
  • nella chirurgia: è la tipologia di operazioni che più spaventano il paziente, con la sedazione lo si rende sereno e collaborativo
  • interventi lunghi: spesso spazientiscono, sedandoli la percezione del tempo si contrae ed essendo più collaborativi le tempistiche si accorciano

I VANTAGGI DELLA SEDAZIONE COSCIENTE

  • Il paziente, essendo rilassato, collabora attivamente con il dentista e quindi si riducono notevolmente i tempi necessari per effettuare il trattamento odontoiatrico
  • Si riduce, di conseguenza, la quantità di analgesici ed antibiotici, perché assunti in relazione al numero minore di sedute.
  • Il recupero nei giorni seguenti alle terapie odontoiatriche e/o chirurgiche è molto più rapido ed indolore rispetto alle terapie realizzate su più appuntamenti
  • L’effetto di rilassamento è quasi immediato, così come la scomparsa a fine trattamento
  • Può essere utilizzata ripetutamentee anche per i trattamenti semplici, come igiene e cura della carie

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Abbiamo incontrato le logopediste Anna Basile, Federica Mantovan e Alessandra Vitulo, componenti del “team logopedia” del Poliambulatorio Polis, per conoscere tutti gli ambiti di azione della logopedia.

Quali sono gli ambiti in cui la logopedia può rappresentare un valido aiuto?
La logopedia svolge la propria attività nella prevenzione, valutazione e trattamento riabilitativo delle patologie della voce, del linguaggio orale e scritto e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica. I problemi di comunicazione nei bambini, la perdita della parola dopo un incidente d’auto o in moto, la difficoltà a deglutire, le difficoltà di espressione negli adulti dovute a malattie neurologiche come la paralisi celebrale o l’ictus, i disturbi del linguaggio: sono solo alcuni dei tantissimi ambiti in cui l’intervento di un logopedista fa la differenza.

Sviluppo del linguaggio nel bambino. Come capire che qualcosa non va?
Vi sono alcuni segnali che devono indurre genitori e pediatri all’attenzione per un possibile problema:
– a 24 mesi lessico espressivo inferiore a 50 parole e assenza di combinazione di parole;
– assenza di linguaggio combinatorio a 30 mesi.
Intorno ai 36 mesi, il 30% circa dei bambini si normalizza. A questa età il livello di sviluppo grammaticale consente di differenziare i casi a più alto rischio di Disturbo Specifico di Linguaggio. I 36 mesi (cioè i 3 anni) sono un’età critica, sia per il limite dei ritardi transitori, sia ai fini diagnostici e prognostici.

E dopo i 3 anni di età?
Quello dai 3 a i 6 anni è il periodo scelto, non a caso, come argomento per la conferenza. Durante questi anni i bambini fanno scoperte e conquiste straordinarie in tutti gli ambiti di sviluppo e fanno anche il loro ingresso nel mondo della scuola. In alcuni casi, però, a questa età si manifestano segnali rispetto a possibili difficoltà dell’apprendimento, collegate a problemi di sviluppo del linguaggio (comprensione, produzione, articolazione, sviluppo del lessico) che possono essere colti da un maggior numero di persone anche esterne all’ambito familiare. Il logopedista può, quindi, aiutare sia i genitori, sia gli insegnanti e gli operatori sociali a individuare e migliorare alcuni aspetti del linguaggio del bambino che risultano carenti e riconoscere precocemente difficoltà di lettura, scrittura, comprensione e calcolo.

La logopedista si occupa anche di deglutizione. Perché?
Si occupa di deglutizione perché nella deglutizione sono coinvolte le stesse strutture anatomiche e funzionali coinvolte nella produzione del linguaggio verbale (l’apparato respiratorio, le strutture della faringe e della laringe, il cavo orale).

Negli anziani spesso i disturbi di linguaggio sono il primo sintomo di alterazioni neurologiche. Come riconoscerli? Perché è utile intervenire?
Dimenticare i nomi delle cose o delle persone (anche dei propri cari), è uno tra i primi segnali di disturbi nell’anziano che va incontro a demenza senile o Alzheimer. Nel tempo i problemi di comunicazione sono destinati a peggiorare: vengono scambiati i nomi alle cose, i discorsi diventano confusi, i suoni stereotipati, fino alla progressiva scomparsa della comunicazione verbale. L’intervento del logopedista è utile soprattutto per ritardare gli effetti e il peggioramento, e per fornire al paziente e ai suoi familiari strategie che permettano loro di relazionarsi anche con l’avanzare dei disturbi. In tutti gli altri casi che non riguardano patologie degenerative (come per esempio l’afasia da ictus) è utile intervenire per un recupero, il cui l’esito dipende dalla gravità dell’evento traumatico. Anche l’anziano può e deve essere riabilitato.

Perché il logopedista “fa la differenza”?
Perché la comunicazione è parte integrante della vita delle persone, perché attraverso la comunicazione noi agiamo su di noi e sugli altri, comunicando facciamo delle scelte, non potremmo farle se non avessimo la possibilità di comunicarle. Il logopedista lavora per dare la possibilità di scelta e di parola anche a chi altrimenti non potrebbe averla.



Abbiamo incontrato il dottor Marco Montagnini, osteopata e chinesiologo consulente del Poliambulatorio POLIS, per conoscere finalità e metodiche terapeutiche dell’osteopatia.

Che cos’è l’osteopatia?
L’osteopatia è una terapia manuale, non invasiva, complementare alla medicina classica. Tale metodica tratta le varie patologie studiando l’individuo nel suo complesso. Non si accontenta di risolvere il sintomo, ma va alla ricerca della causa di ogni sofferenza che può trovare la sua localizzazione anche in un’altra zona rispetto a quella del dolore riferito. L’intento terapeutico è quello di riequilibrare struttura, funzione e postura individuando e recuperando ogni limitazioni di mobilità.

L’osteopatia ci porta, quindi, a riscoprire che la qualità del movimento nelle sue innumerevoli sfaccettature rispecchia la qualità della vita e della salute.
Una postura scorretta, i postumi di un trauma o di una malattia generano conseguenze che, attraverso una riduzione di mobilità, divengono responsabili di un aggravio funzionale (cioè di un sovraccarico). La restrizione di movimento influenza la fisiologia del tessuto, spesso provocando danni significativi e l’organismo risponde con adattamenti compensatori che, nel tempo, possono predisporre all’insorgenza di vere e proprie malattie. L’osteopata interviene manualmente, ricercando e correggendo le restrizioni di mobilità e gli squilibri posturali, utilizzando tecniche dolci e mirate. La mobilità recuperata si traduce in uno stimolo riorganizzativo nella distribuzione delle sollecitazioni meccaniche; ne consegue una riduzione degli stress articolari, minor fatica e maggior durata della struttura.

L’analisi funzionale, il percorso metodologico deduttivo e la strategia di trattamento sono i tre passaggi base dell’attività dell’osteopata.
Esatto. L’osteopata, tramite l’utilizzo esclusivo delle mani, analizza la mobilità complessiva del corpo e quella più specifica delle sue singole parti, in particolare quella dell’apparato muscolo-scheletrico. Individua le condizioni nelle quali si deducono particolari restrizioni dei movimenti fisiologici e, avvalendosi di una propria metodologia, pianifica e attua un percorso di trattamento mirato al loro ripristino in un ottica di riequilibrio funzionale e non solo sintomatico.

Quali sono le indicazioni al trattamento osteopatico? Ci sono restrizioni relative all’età?
Il trattamento osteopatico è indicato per tutte le fasce di età ed ha molteplici indicazioni per il suo utilizzo, tra cui:
-disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico: cervicalgia, torcicollo, colpo di frusta, dorsalgia, lombalgia, colpo della strega, sciatalgia, pubalgia, tendiniti, distorsioni ed esiti di fratture;
-disturbi cranio-facciali: cefalee, emicranie, sinusiti;
-disturbi dell’apparato occlusale e dell’articolazione temporo-mandibolare: in collaborazione con il dentista e l’ortodonzista per il trattamento di disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e bruxismo;
-disturbi viscerali di tipo funzionale: reflusso gastro-esofageo, turbe digestive, colon irritabile, disturbi del ciclo mestruale, patologia emorroidaria;
-sequele post operatorie: l’osteopatia, in affiancamento alla chirurgia e alla fisioterapia nell’iter riabilitativo, può accelerare i tempi di recupero e favorire un miglior risultato finale. Trova indicazione nel trattamento di cicatrici, aderenze post-chirurgiche e drenaggio degli edemi.

Da tali indicazioni emerge come l’osteopatia offre un vasto campo di applicazioni integrabile a quello di altre figure professionali operanti in ambito socio-sanitario.
Infatti, nella sua pratica professionale l’osteopata auspica e ricerca un approccio multidisciplinare che si avvale della cooperazione di altre figure sanitarie. È da sottolineare come la raccolta dei dati inerenti la storia personale e clinica del soggetto non miri a una conclusione diagnostica, di naturale pertinenza medica, bensì a delineare un corretto inquadramento funzionale che permetta l’esclusione di quelle condizioni che rappresentano una controindicazione assoluta al trattamento osteopatico.



I consigli per l’estate della dottoressa Stefania Mazzotta, dietista e consulente del Poliambulatorio POLIS.

Durante l’estate, in vacanza o in città, non dimentichiamoci di mantenere sane e corrette abitudini alimentari che sono importanti durante tutto l’anno ma che durante la stagione estiva possono diventare una buona strategia per fronteggiare il caldo e tutti gli effetti che le alte temperature possono esasperare quali la disidratazione, l’irritabilità e la spossatezza, i disturbi del sonno e dell’umore.

Poche calorie e tanta leggerezza
Fare le giuste scelte a tavola e prevedere anche una riduzione dell’introito calorico è necessario poiché la temperatura ambientale alta comporta una richiesta energetica minore . Come le caldaie delle nostre case, la nostra “stufa interna” infatti è spenta e ha bisogno di meno carburante.
Mangiare leggero è importante perché una digestione elaborata e lunga, oltre a generare di per sé calore, richiama il sangue verso lo stomaco e rallenta il processo di termoregolazione, ossia di raffreddamento, che avviene attraverso la sudorazione e l’evaporazione del sudore attraverso la pelle.
Mangiare troppo o mangiare male è dannoso sempre ma è in estate il nostro organismo fa ancora più fatica a smaltire gli eccessi alimentari dando origine a sonnolenza, mal di testa e ad una stanchezza che è tipica di qualsiasi processo digestivo non corretto. Spesso quando il caldo è più insopportabile si sta all’aperto il meno possibile e ci si predilige il freddo, non sempre sano, dei locali climatizzati.
Per rinfrescarsi, però, non esistono solo i condizionatori o i ventilatori: anche una corretta alimentazione basata sulla scelta dei cibi più salutari e leggeri e su alcune semplici regole può aiutare.

Acqua, sete e idratazione
Partiamo però non da un alimento ma dall’acqua: infatti i consigli per una corretta alimentazione estiva partono sempre dall’idratazione. L’acqua è l’elemento fondamentale della vita: è la sostanza indispensabile che consente il normale funzionamento di tutto il nostro corpo.
Durante l’estate l’acqua viene eliminata in maggior quantità con il sudore e quindi diventa di importanza assoluta la reintegrazione: 2 litri di acqua al giorno, se non ci sono altre controindicazioni, sono l’ideale con il gran caldo, a cui devono aggiungersi i liquidi introdotti con il cibo.
È essenziale bere con regolarità e non aspettare che insorga la sete. Si consiglia di non bere acqua ghiacciata ma al limite fresca per evitare il pericolo della congestione, che è sempre in agguato! Vanno invece limitate le bevande zuccherate e gassate. Anche con il the, caffè e bevande alla cola non si deve esagerare: sono bevande nervine, che aumentano la diuresi e quindi la disidratazione.
Limitare il consumo di alcolici è buona norma durante il periodo estivo perché l’alcol ostacola la dispersione del calore.
I liquidi vengono introdotti anche attraverso gli alimenti, e in particolare la frutta e la verdura che devono per questo motivo essere una presenza fissa nei nostri pasti.
Oltre all’acqua questi alimenti sono un contributo di sali minerali e vitamine che perdiamo con la sudorazione e di sostanze antiossidanti che contrastano l’invecchiamento cellulare (messo a dura prova dal raggi solari).

Frutta e verdura: che siano fresche
Per quanto concerne le verdure, vanno bene tutte, meglio se crude, compatibilmente con la capacità masticatoria della persona.
Sia per la frutta che per la verdura, il consiglio è di preferire quella di stagione e raccolta da poco tempo perché dal momento stesso della raccolta, infatti, frutta e verdura iniziano ad impoverirsi gradualmente e a perdere caratteristiche nutrienti. Ecco perché è bene non farne grandi scorte, ma acquistarla spesso, anche ogni giorno se possibile.
Per superare con successo il caldo di questi periodi basta seguire la stagionalità della frutta e della verdura. Come sempre è la stessa natura ad indicarci cosa preferire: gli alimenti di stagione infatti possiedono tutte le caratteristiche per aiutarci a vivere meglio durante le calde giornate.

Condimenti? Sinonimo di pesantezza
Per quanto riguarda i condimenti è bene, come durante tutto l’anno preferire gli oli vegetali: i grassi infatti rallentano la digestione e richiedono un maggiore impegno da parte del fegato. Per tale motivo è consigliato di limitare il consumo di insaccati, cibi molto conditi, cibi fritti, formaggi stagionati e ogni pietanza cucinata in modo troppo elaborato. Inoltre questi alimenti contengono elevate quantità di sale che trattiene i liquidi. Riso, pane, pasta e patate vanno bene, ma in giusta quantità e magari come piatto unico evitando di condirli con formaggi, panna, salse grasse e intingoli.

Piatto unico: pratico e salutare
Per piatto unico si intende una pietanza in cui siano presenti sia pasta o riso (ovvero amidi) sia legumi o carne o pesce (fonti di proteine). Come piatti unici possiamo considerare: la pasta al ragù di carne o pesce, le insalate miste con formaggio o uova o tonno, insalate di riso o di pasta. Il piatto unico ha il vantaggio di fornire con un solo piatto tutti i nutrienti necessari e associato alla verdura e un frutto o a una macedonia, consente di consumare un pasto completi con volumi ridotti. Infatti, fare pasti piccoli e frequenti è il consiglio!

Cosa preferire? Alcuni esempi
Meglio evitare di sovraccaricarsi di cibi la sera a cena dopo essersi tenuti leggeri durante il giorno e privilegiare alimenti semplici e facilmente digeribili. Infatti in questo momento del giorno il metabolismo rallenta e gran parte di ciò che introduciamo viene più facilmente depositato nel tessuto adiposo. Bisogna quindi prediligere cibi che saziano senza avere un alto contenuto calorico: ad esempio, un secondo di pesce condito con olio di oliva extravergine crudo, patate lesse, insalata di lattuga o valeriana (due ortaggi che facilitano il sonno) e una macedonia di frutta. Tra i secondi piatti, fonte importante di proteine nobili: consumare la carne, preferendo quella bianca, e il pesce che è sempre un’ottima scelta: ricco di acidi grassi polinsaturi che contrastano l’aumento della colesterolemia ed è altamente digeribile.
Fra i formaggi preferire quelli freschi tipo mozzarella e ricotta a quelli stagionati più grassi e più salati.

Dolci: sì, ma con moderazione
Quando il caldo si fa soffocante, cosa c’è di meglio di un buon gelato? Il gelato è un buon alimento estivo: è sufficiente non esagerare e consumarlo non più di 2-3 volte alla settimana preferendo quello artigianale piuttosto che i gelati industriali.



Incontriamo la trainer Antonella Catelli per parlare della filosofia e dei principi del Metodo Grinberg, un innovativo metodo, messo a punto dal fondatore Avi Grinberg israeliano, che insegna ad affrontare i cambiamenti nella propria vita, mediante un apprendimento che si realizza attraverso il corpo.

Quali sono i principi su cui si basa il Metodo Grinberg, per aiutare a “rompere” i vecchi schemi mentali e a trovare nuove risposte?

Il Metodo Grinberg si basa sull’abilità umana di essere attenti e di imparare.
Lo schema è un’insieme di abitudini che si manifestano a livello fisico, mentale, emotivo, comportamentale senza averne il controllo.
Proprio grazie alla capacità di sperimentare fisicamente e di essere consapevoli del proprio schema, la persona decide di non ripetere questo comportamento dannoso.
“Fermare” queste abitudini utilizzando l’attenzione e la voglia di stare meglio, permette di rilasciare gli sforzi e le tensioni fisiche che sono all’origine del malessere.
L’energia che si libera rilasciando gli sforzi va a favore del processo naturale del corpo di riequilibrarsi .

Quali sono e come si manifestano i segnali che possono farci pensare che la situazione che stiamo vivendo è di “disagio”?

Stare bene è una condizione che include rilassatezza, energia e capacità di affrontare e vivere la vita.
Tutte le condizioni di malattie, di dolore fisico, di “disagio” sono segnali che la persona non è in sintonia con se stesso e la propria natura.
Sensazioni più generali come: stanchezza , stato di ansia, difficoltà a dormire, demotivazione, mancanza di concentrazione e altro ancora sono manifestazioni fisiche che mostrano che la persona non è propriamente in “ pace/in accordo” con se stesso.
Dare attenzione a se stessi permette di chiarire quale sia il messaggio che il corpo manda e come occuparsene.

Si lavora, quindi, sia sul corpo sia sulle emozioni…

Esattamente, non consideriamo ci siano separazione tra corpo, mente, emozioni…

Come si struttura un percorso con questo Metodo?

Il Metodo principalmente viene insegnato con queste 3 modalità:
sessioni individuali: processo personale/processo di riabilitazione;
percorso di crescita personale: seminari/gruppi che sviluppano soggetti a tema. Si imparano esercizi fisici, esercizi di attenzione, esercizi di respirazione ed esercizi per imparare a fermare lo schema personale di cui la persona si vuole occupare;
studi professionali: 3 anni di studi professionali insegnano la professione di operatore del Metodo Grinberg.

Ci sono età o situazioni in cui il Metodo Grinberg risulta essere particolarmente utile?

Sicuramente con i bambini il percorso è veloce, perché non controllano con la mente, rilasciano gli sforzi e le tensioni rapidamente, permettendo al corpo di lavorare per riequilibrarsi.
Risulta essere estremamente efficace per chi ha una vera motivazione di voler star bene, per chi è responsabile del proprio benessere, per chi vuole imparare, indipendentemente dall’età.

Un’ultima frase, sintetica, in cui racchiudere la specificità del Metodo Grinberg?

Il Metodo Grinberg è efficace, accurato e potente – vuole insegnare alle persone a utilizzare la propria forza e abilità allo scopo di realizzare obiettivi personali, migliorare la salute e il proprio benessere.


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Il Poliambulatorio POLIS garantisce alle famiglie l’accesso ai servizi sanitari di base a costi sostenibili