Discussione col Dottor Solero, Ortopedico di Polis. A cosa serve e come si svolge la visita ortopedica.

 

L’ortopedia è la branca specialistica che si occupa dell’apparato locomotore (ossa, muscoli, articolazioni) relativamente a TUTTO il corpo umano, fatta eccezione che per il massiccio facciale (competenza degli specialisti maxillo facciali, degli odontoiatri o degli otorinolaringoiatri)
Le patologie trattate possono essere a grandi linee di ordine flogistico, degenerativo, post traumatico. Molto rara, ma non impossibile, la patologia neoplastica, soprattutto, purtroppo, in età infantile per le forme primitive.
Sotto il profilo tecnico ed organizzativo i P. che giungono all’attenzione dello Specialista in un ambulatorio di “primo fronte” possono aver richiesto loro sponte una consulenza, ovvero essere stati inviati dal proprio Medico Curante, sulla base di un sospetto diagnostico già orientato.
Talora, ma non è il caso più frequente, i P. si presentano per avere confronto/conforto su indicazioni terapeutiche già formulate, o per controlli post operatori, dopo azioni chirurgiche (in genere datate nel tempo) che non li soddisfano più o che hanno conosciuto una recidiva.
Per quanto mi riguarda, in TUTTI i casi è da salvaguardare in primis il valore umano, di inquadramento specifico, di possibilità di spiegazione (financo elementare) verso il P. nei confronti delle sue problematiche.
L’intervento di consulenza non deve comunque mai essere disgiunto dal più profondo rispetto etico nei confronti degli eventuali Colleghi che risultino a qualsiasi titolo coinvolti nell’intero iter clinico.
La visita vera e propria (condotta grazie a manovre semeiologiche classiche, standardizzate nel tempo e nella metodica) sarà SEMPRE preceduta da una attenta raccolta anamnestica sotto il profilo famigliare, lavorativo, patologico remoto e prossimo.
Estemporaneamente, soprattutto laddove si lamentino problematiche posturali od alla marcia, potrà essere eseguito un esame baropodometrico a semplice fluorescenza, che potrà già fornire una indicazione di non secondaria importanza per il caso in esame.
Sempre contestualmente, sarà presa visione degli eventuali accertamenti già a mano del soggetto. Meglio sarà se le indagini saranno recenti, ma, spesso, anche una valutazione a data più remota potrebbe possedere un suo significato (Gli esami non “scadono” nel tempo, come i cibi conservati).
Sarà bene che ogni imaging, (lastra, ecografia, TAC, RMN) sia valutabile DE VISU, e non solo interpretata attraverso il relativo referto, per corretto possa essere.
A giudizio del valutatore, le indagini potranno essere ripetute, approfondite, mirate con maggiore accuratezza, nel caso di dubbio.
Al proposito, vorrei puntualizzare il mio personale punto di vista su due atteggiamenti che non riesco a condividere, se pure attualmente sono molto in voga:
1) Ogni imaging (salvo casi limite) può anche NON AVERE valore assoluto, perché va SEMPRE inquadrata sulla base del dato clinico (“Si curano i Pazienti e non le loro lastre!”).
2) Ogni richiesta od ogni approfondimento non va MAI presentata in maniera asettica. Il P. va, al contrario, avviato all’approfondimento CON SPECIFICA INDICAZIONE, indirizzata al Collega che eseguirà il nuovo esame, di quale sia il sospetto diagnostico da verificare.
Il target definitivo, dopo la valutazione (che, nel caso di necessità di approfondimento potrà anche essere in più tempi) sarà quello della FORMULAZIONE DIAGNOSTICA di maggior precisione possibile per inquadrare il problema che ha condotte il P. alla visita.
Da qui, il valutatore porrà al P. un ventaglio di possibilità terapeutiche, di ciascuna delle quali illustrerà i pro ed i contro; salvo casi specifici (in ortopedia difficilmente esistono problematiche a prognosi rapidamente infausta) ci sono SEMPRE più alternative.
Il P. sarà quindi libero di prendere le proprie LIBERE decisioni.
Un’ultima considerazione vorrei spendere per quanto riguarda le cosiddette richieste di “superspecialità”.
Oggi il mondo tende ad essere affidato non più ai soli specialisti, ma ai SUPERSPECIALISTI. Questo avviene in tutti i campi dello scibile.
Esistono ortopedici del collo, della colonna lombare, della spalla, del ginocchio, dell’anca, e molti altri ancora.
Personalmente NON NEGO il progresso e l’utilità di un approfondimento sempre più puntuale per distrettualità anatomica.
Nessuno può fare bene TUTTO.
Io stesso invio alla attenzione del Superspecialista, laddove emerga necessità assoluta del suo operato, soprattutto se di mano chirurgica
Ricordo peraltro che nel caso di una posizione di “trincea” quale quella del primo approccio al P., una visione di insieme delle problematiche del medesimo ed una “apertura” verso tutte le varie possibilità operative resti alla base di una prestazione corretta, proficua, rispettosa e completa.
Questo, è quello che conta veramente.

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