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Abbiamo incontrato le logopediste Anna Basile, Federica Mantovan e Alessandra Vitulo, componenti del “team logopedia” del Poliambulatorio Polis, per conoscere tutti gli ambiti di azione della logopedia.

Quali sono gli ambiti in cui la logopedia può rappresentare un valido aiuto?
La logopedia svolge la propria attività nella prevenzione, valutazione e trattamento riabilitativo delle patologie della voce, del linguaggio orale e scritto e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica. I problemi di comunicazione nei bambini, la perdita della parola dopo un incidente d’auto o in moto, la difficoltà a deglutire, le difficoltà di espressione negli adulti dovute a malattie neurologiche come la paralisi celebrale o l’ictus, i disturbi del linguaggio: sono solo alcuni dei tantissimi ambiti in cui l’intervento di un logopedista fa la differenza.

Sviluppo del linguaggio nel bambino. Come capire che qualcosa non va?
Vi sono alcuni segnali che devono indurre genitori e pediatri all’attenzione per un possibile problema:
– a 24 mesi lessico espressivo inferiore a 50 parole e assenza di combinazione di parole;
– assenza di linguaggio combinatorio a 30 mesi.
Intorno ai 36 mesi, il 30% circa dei bambini si normalizza. A questa età il livello di sviluppo grammaticale consente di differenziare i casi a più alto rischio di Disturbo Specifico di Linguaggio. I 36 mesi (cioè i 3 anni) sono un’età critica, sia per il limite dei ritardi transitori, sia ai fini diagnostici e prognostici.

E dopo i 3 anni di età?
Quello dai 3 a i 6 anni è il periodo scelto, non a caso, come argomento per la conferenza. Durante questi anni i bambini fanno scoperte e conquiste straordinarie in tutti gli ambiti di sviluppo e fanno anche il loro ingresso nel mondo della scuola. In alcuni casi, però, a questa età si manifestano segnali rispetto a possibili difficoltà dell’apprendimento, collegate a problemi di sviluppo del linguaggio (comprensione, produzione, articolazione, sviluppo del lessico) che possono essere colti da un maggior numero di persone anche esterne all’ambito familiare. Il logopedista può, quindi, aiutare sia i genitori, sia gli insegnanti e gli operatori sociali a individuare e migliorare alcuni aspetti del linguaggio del bambino che risultano carenti e riconoscere precocemente difficoltà di lettura, scrittura, comprensione e calcolo.

La logopedista si occupa anche di deglutizione. Perché?
Si occupa di deglutizione perché nella deglutizione sono coinvolte le stesse strutture anatomiche e funzionali coinvolte nella produzione del linguaggio verbale (l’apparato respiratorio, le strutture della faringe e della laringe, il cavo orale).

Negli anziani spesso i disturbi di linguaggio sono il primo sintomo di alterazioni neurologiche. Come riconoscerli? Perché è utile intervenire?
Dimenticare i nomi delle cose o delle persone (anche dei propri cari), è uno tra i primi segnali di disturbi nell’anziano che va incontro a demenza senile o Alzheimer. Nel tempo i problemi di comunicazione sono destinati a peggiorare: vengono scambiati i nomi alle cose, i discorsi diventano confusi, i suoni stereotipati, fino alla progressiva scomparsa della comunicazione verbale. L’intervento del logopedista è utile soprattutto per ritardare gli effetti e il peggioramento, e per fornire al paziente e ai suoi familiari strategie che permettano loro di relazionarsi anche con l’avanzare dei disturbi. In tutti gli altri casi che non riguardano patologie degenerative (come per esempio l’afasia da ictus) è utile intervenire per un recupero, il cui l’esito dipende dalla gravità dell’evento traumatico. Anche l’anziano può e deve essere riabilitato.

Perché il logopedista “fa la differenza”?
Perché la comunicazione è parte integrante della vita delle persone, perché attraverso la comunicazione noi agiamo su di noi e sugli altri, comunicando facciamo delle scelte, non potremmo farle se non avessimo la possibilità di comunicarle. Il logopedista lavora per dare la possibilità di scelta e di parola anche a chi altrimenti non potrebbe averla.


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